“Qua ci stanno due pesi e due misure: per Schettino si chiedono 26 anni, e per il comandante in seconda, il K2, Roberto Bosio, a cui il ruolo d’appello affidava compiti precisi, c’è stata l’archiviazione”. Lo ha detto l’avvocato Donato Laino, difensore di Schettino, proseguendo stamani l’arringa al processo di Grosseto sul naufragio della Costa Concordia. Schettino è in aula accanto ai suoi avvocati. Il difensore ha ripreso la discussione interrotta ieri sera attaccando Bosio “per non aver supportato il comandante in plancia” e per “non aver rispettato il ruolo d’appello: lui avrebbe dovuto andare a verificare la falla, invece ci mandò Iaccarino”.
Inoltre, ha attaccato ancora Laino, “Bosio riportò informazioni sballate a Schettino”, in particolare quando si trattò di riferire quali fossero esattamente i compartimenti allagati. “A capo del flusso di informazioni c’era Bosio”, ha detto Laino. “Bosio che ci faceva vicino al comandante? Dormiva o aveva paura di andare là sotto” a controllare, ha detto ancora Laino. “E che ha fatto Bosio? Se il comandante avesse avuto in quel momento tutte le informazioni, se Bosio lo avesse supportato in plancia, le cose sarebbero state diverse. Invece il comandante in seconda non ha fatto nulla di sua iniziativa, sembra un pappagallo. Quando apriva la bocca, ha combinato guai”. “Schettino – ha chiosato il difensore – meriterebbe l’attenuante per aver avuto Bosio come K2″.
La difesa, “il pm si sottrae alle prove in favore di Schettino”
“Cerchiamo le prove anche a favore dell’imputato, e non facciamo sempre a levargliele. Al dovere giuridico di cercare le prove a favore dell’imputato, il pm si sottrae”. Lo ha detto l’avvocato Donato Laino, difensore di Schettino, proseguendo la discussione in aula. Laino in particolare ha sottolineato che sull’abbandono della nave “la procura cancella le prove: il comandante non indugiava, esortava a dare l’abbandono”. L’avvocato ha invitato ad ascoltare il Vdr, la ‘scatola nera’ della nave.
“E poi – ha continuato – dobbiamo cavillare che Schettino doveva dare l’abbandono della nave con la sua voce”. Allora “risolviamo il problema della voce del comandante, questa cosa aveva senso nel periodo in cui si navigava con luna, stelle, e sole. Quella era un’epoca in cui si sentiva la voce del comandante nella nave, ma con gli strumenti di oggi?”. Il fatto è che “Schettino ha la colpa di essere il comandante Schettino”.
Schettino lascia l’aula del processo, ha la febbre
Francesco Schettino si è dovuto assentare dall’aula del processo dove è imputato per il naufragio della Costa Concordia a causa della febbre. Schettino, infatti, da stamani lamentava una forma influenzale, ma finché ha potuto è rimasto in aula.
Intanto, ci sarà uno slittamento dei tempi nel programma del processo poiché neanche oggi la difesa di Schettino è in grado di terminare la sua arringa, che quindi proseguirà nell’udienza di lunedì 9 febbraio anche con la discussione dell’altro avvocato difensore, Domenico Pepe. A seguire – anche nell’udienza del 10 febbraio – le repliche: oltre al pubblico ministero, al momento sono una decina le parti civili che hanno preannunciato ai giudici di voler intervenire.
La difesa: “Sia il pm a provare che nessuno sarebbe morto”
“Il pubblico ministero per chiedere 26 anni di carcere per Schettino deve dimostrare che non sarebbe morta nemmeno una persona se il comandante avesse messo tutti a mare subito come dice la procura. Oppure ne sarebbero morti di più”. Così il difensore di Schettino, avvocato Donato Laino, proseguendo l’arringa in aula al processo di Grosseto sulla Costa Concordia. “Perché – ha continuato il difensore – se ne fosse morta anche una di persone, non si è dimostrato niente. Non si può chiedere 26 anni e tre mesi senza una prova di questo tipo. Me lo devi dimostrare con una probabilità prossima alla certezza che, facendo come dice il pubblico ministero, si sarebbero evitati 32 morti. Chi dà questa sicurezza alla procura? Forse il Padreterno?”.
“Schettino sentiva lo scarroccio” delle correnti e dei venti, ha ancora detto Laino, “la nave era nel letto del vento” che la spingeva verso il Giglio: “Ecco perché Schettino aspettò”. “Si è anche criticato l’aver gettato le ancore – ha aggiunto -: ma in quel momento il comandante non stava facendo una manovra in porto, c’erano da salvare oltre 4.000 persone. Le ancore in quel momento avrebbero tenuta un po’ ferma la nave”.
Fonte: ANSA
