Lupi al Segretario Generale dell'Imo: definire in modo inequivocabile l'obbligo di intervento in mare e rafforzare i controlli sui porti di partenza

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Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi ha incontrato questa mattina a Londra il Segretario Generale dell'Imo (Organizzazione marittima internazionale) Koji Sekimizu, il quale ha elogiato l'Italia per la professionalità dimostrata nelle operazioni di soccorso dei migranti e nell'operazione Norman Atlantic.
Il ministro Lupi ha annunciato una lettera al segretario dell'Imo in vista dell'incontro internazionale e inter-agenzie delle Nazioni Unite sulla migrazioni via mare e sulle operazioni di soccorso del 4-5 marzo prossimo su due temi: la sicurezza della navigazione e la sicurezza delle operazione di salvataggio dei migranti.
Sul primo argomento (caso Norman Atlantic) si chiede il rafforzamento della normativa esistente in materia di controlli sulle navi traghetto per il trasporto di passeggeri e merci.
Sulla problematica migranti, si richiede una più precisa identificazione del concetto di "distress" relativo all'imbarcazione in situazione di pericolo, visto che la diversa interpretazione di questo concetto vede la Guardia Costiera italiana intervenire spesso in operazioni di soccorso in aree fuori della sua competenza a causa del mancato intervento dei Paesi interessati dal passaggio di queste imbarcazioni cariche di migranti.
Infine, un maggior controllo da parte degli Stati costieri in materia di Port State Control a fronte dell'utilizzo di navi mercantili di modesto tonnellaggio con bandiere di comodo e in grado di trasportare 700/800 persone che salpano dai porti del Mediterraneo orientale e vengono poi abbandonate con i timoni bloccati in direzione delle coste italiane, come successo in due recenti occasioni al largo della Puglia.

Roma, 11 febbraio 2015

Bien está que se aclaren conceptos, pero lo prioritario sería garantizar la profesionalidad náutica de quienes toman decisiones e intervienen en las operaciones SAR.

Cuándo se convencerán la tecnoburocracia marítima que no se pueden sustituir las personas formadas y con una acreditada experiencia en navegación por militares que salvo excepciones carecen del perfil señalado.

Esa es la clave para poner fin la masacre humanitaria que estamos viviendo.

El modelo De Falco no tiene virtualidad más allá del patriotismo de cantina y camiseta.